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 Damien Hirst e l'arte della morte

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MessaggioOggetto: Damien Hirst e l'arte della morte   7/1/2012, 18:46

DAMIEN HIRST e l'arte della morte
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La vita e la morte sono temi ricorrenti nelle opere di Damien Hirts il quale, sin dal 1988, realizza istallazioni che trattano del loro rapporto con l’arte. In una sua opera, intitolata The Phisical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living (L’impossibilità fisica della morte nella mente di chi vive), l’artista fa notare come sia impossibile per noi vivi concepire l’idea stessa della morte.

Attraverso le sue installazioni, egli sembra voler provare a mostrarci i diversi aspetti della morte, sganciandola da quell’alone di paura e dolore che spesso la circonda e mostrandola come un aspetto normale della vita stessa.

Un set particolare di sue installazioni ha per oggetto cadaveri di animali, sezionati in modo da poter osservare l’esterno e l’interno del corpo, inseriti in enormi vasche di formaldeide o altri liquidi adatti alla conservazione. Tali opere sono comunque destinate alla scomparsa: i liquidi, infatti, rallentano soltanto il processo di decomposizione che, porterà, in un modo o nell’altro, alla disgregazione delle opere.




Questo aspetto della sua poetica mi ricorda il concetto di bellezza espresso da Sigmund Freud nel suo saggio intitolato Caducità: non bisogna essere tristi per il fatto che le opere d’arte sono destinate a scomparire, in seguito alle guerre o alle catastrofi naturali, perché ciò non è sufficiente ad arrestare la creatività degli uomini.

Tra le sue opere, quella che mi è rimasta impressa è intitolata For the love of god: un teschio umano, valutato ben 18,8 milioni di dollari, ricoperto da ben 8.601 diamanti, per un totale di 1.106 carati. Solo la pietra centrale conta 50 carati. Le fasi della sua realizzazione sono riportate da Deluxeblog.it, che se ne era occupato per le cifre record raggiunte nelle aste. Per il teschio in questione un gruppo di anonimi acquirenti aveva infatti sborsato ben 73 milioni e mezzo di euro.

fonte: Artsblog.it
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